La città per chi passa senza entrarci è una, e un'altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui si arriva la prima volta, un'altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene. L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà. Italo Calvino, Le città invisibili
patuono in E pensare che c'era ...
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le citta continue
le citta e gli occhi
le citta e gli scambi
le citta e i morti
le citta e i segni
le citta e il cielo
le citta e il desiderio
le citta e il nome
le citta e la memoria
le citta nascoste
le citta sottili
visitato *loading* volte
Ellend
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!!!
VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?
Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.
Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!
REQUISITI: possedere un sito o un blog. (Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)
ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui [http://lasvegasedizioni.splinder.com/post/16142956/%21%21%21%21%21];
2) mandare a gioco(at)lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.
TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.
PREMI: il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.
Signore e signori, fate il vostro gioco!




Napoli, via Galileo Ferraris
Traduco per i non partenopei:


Ti disegno da vicino, con le dita, ti accarezzo piano. Ti disegno da lontano, nelle immagini, ti disegno con i pensieri. Ti tengo tra le mani, stretto, incastrato, nelle dita. Barry White canta una vecchia canzone di Billy Joel. Ti sogno da vicino con il tuo corpo ancora incollato al mio nel quasi buio di gesti da nascondere. Ti sento anche ora che non sei qui, ti sento come sento le mie mani con le dita che si muovono a battere i tasti. Infreddolite da una giornata di fine inverno. Ti sento come quando prendo un libro e tocco le pagine ad una ad una, prima i bordi e poi, piano, con i polpastrelli, indice e pollice chiusi in un ellisse scomposto, risalgo dal basso del numero stampato fino alla parte alta del foglio. E poi ancora, lentamente, la mano questa volta distesa e tutte e cinque le dita che ripercorrono la pagina e lasciano dietro di sé distese di ghirigori e tocchi leggeri, superfici fatte di triangoli, piccoli cerchi, linee spezzate ed altre parabole più morbide e continue e tutte invisibili ma non incorporee che in questo toccare tutto il corpo è presente. E in questo toccare anche tu sei qui. Ti leggo come leggo certi libri. Ti leggo semplice come certe riviste e ti leggo seria come certi manuali. Ti leggo come leggo le storie che divoro e faccio mie e risputo in parole e frasi e punteggiature sbavate. Che riscrivo e riattraverso. Ti ascolto da lontano, ti ascolto come una canzone di Gianna Nannini che arriva da una finestra che non conosco mentre cammino per strada. Amami ancora. Fallo dolcemente. Ti ascolto da lontano nelle note lente di un clair de lune, nei rumori striduli e stridenti del traffico del mattino. Ti ascolto da lontano come si ascolta alla radio l’oroscopo della giornata, come le previsioni del tempo, del mio tempo, dei miei temporali e delle mie giornate di sole. Ti ascolto da vicino, piano, nel silenzio del tuo respiro che si appoggia alla mia pelle, nelle piegature delle labbra, nello spazio che distanzia i tuoi dai miei occhi. Ti ascolto da vicino quando ogni parola è più di quello che sembra e meno di una realtà a cui aggrapparsi. Ti ascolto da vicino, ascolto i gesti, il tendersi di un muscolo, ascolto la linea dei fianchi che scivola diritta e diventa coscia e gambe e caviglie. Ti ascolto da vicino come si ascolta il caffè risalire nella macchinetta lasciata sul fuoco e borbottare e spargere odore e accompagnarsi al silenzio delle prime ore del mattino. Ti ascolto da vicino come appoggiare il viso al vetro e chiudere un po’ gli occhi. Ti desidero da lontano in pensieri che giungono improvvisi. Ti tocco da vicino, riconosco il tuo odore.


I miei capezzoli sono due sombreri che fanno la siesta.
Il mio orecchio è un pozzo senza fondo. Ci butto dentro un suono. Niente. Nessun tonfo. Non si sente mai dove va a finire.
Quando infilo il polpastrello nel mio ombelico, divento il ditale da sarto di me stesso. Quando una donna a me gradita infila il suo polpastrello nel mio ombelico, il mio corpo diventa il ditale da sarto di questa donna, che cuce meravigliosi arazzi popolati di storie d'amore. Il mio corpo la ripara dalla punta degli aghi e dalla lama delle forbici.
I miei gomiti possono diventare lance appuntite. Chi ha detto che la punta delle cose si trova soltanto in cima, sul capolinea? I miei gomiti sono estremisti di centro.
Quando raccolgo le mie ginocchia, a letto, divento la versione adulta del mio feto. Quando distendo le mie ginocchia, a letto, divento la versione giovane del mio cadavere.
Se sentirete bussare da dentro la bara, non spaventatevi, amici. Il mio corpo, d'istinto, darà qualche ginocchiata nei coglioni alla morte.
I miei testicoli sono il focolaio dell'epidemia nota con il nome scientifico di Tiziano Scarpa. Nell'intento di diffondere il contagio, ogni giorno i miei testicoli fabbricano milioni di spermatozoi. In una vita coniano miliardi di volte la parola io
Tiziano Scarpa, Corpo.

Ecco io faccio sempre la parte dell'antiquata vecchiacciona..
Ci ho pensato prima. Passo da Nybras e accenna a Lou Reed che io per carità conosco, di nome, cioè, si lo so che è famoso e un sacco di gente lo ascolta ma, si, insomma, io non credo di averlo mai ascoltato; poco male, mi dico, tutto sommato io sono affascinata da altri generi. Ma la verità è che pure questa distinzione tra generi non mi è mai stata chiara. Capita che qualcosa che sento mi piace. Poi sia pop, rock, metal, lirico, onirico, classico, hip hop, cip e ciop, non non mi cambia e non saprei riconoscerlo; so che c'è la musica leggera e suppongo che ne debba esisterne anche una pesante. Ora va a capire se pesante in questo caso vuol dire forte, duro, deciso, o magari anche solo noioso come certe canzoni delle Vibrazioni. Sono per le distinzioni semplici, quelle che il mio orecchio apprezza anche se non riconosce. Si, sono sempliciotta e un po' antiquata, confondo Britney Spears con un'altra di cui confondo persino il nome e che non mi ricordo pertanto nemmeno ora, ma, no, non è la Aguilera, quella ha una voce che, si, riconosco anche se non conosco le sue canzoni; non parliamo poi del lato maschilmusicale di band, boyband, bondgirl e papaboys (forse sto facendo un po' di confusione ma non me ne vogliate). Dio ci scampi. Scampiamoci un segno di pace. Si insomma, io non sono nemmeno il genere Michael Jackson di cui conosco tre canzoni e non mi è mai interessato ascoltare le altre; e ora lo dico e fustigatemi pure ma anche i Queen, si, i Queen del grande Freddy (ave Freddy, grande Freddy), io conosco poco e niente. E non mi mancano no. Sto bene così dico. Come una partita a sette e mezzo. Carta? no, sto. Dico anche che Eminem non si sopporta per carità, ma poi io sono vecchiacciona diciamolo e quando leggo i testi di certe canzoni mi sembrano certe caricature di personaggi di Verdone; solo che poi Verdone fa ridere ma ci deve essere stato uno slittamento di senso, mi dico, se a nessuno viene da ridere, magari non proprio da ridere ma almeno da sorridere se legge i testi e si accorge che il gioco è buttare un fottuto e un po' di merda (ricordate il Bebo Storti di Pulp molto Pulp sangue e merda..?) tra frasi più o meno banali e tutto è molto autolesionistalternativo, istericamente adolescenziale. Anche un po' qualunquista. Adolescenziale, tipo quando un ragazzino brufoloso lo ascolti mentre parla con gli amici e dice beh, dice, che la sua è una fottuta vita di merda in questo fottuto mondo merdoso. E allora tu pensi viva la dialettica, ragazzo. Lose yourself, si, perditi, vai via, sparisci. Si potete dirmelo sono un'acidona invecchiata. E poi so già che c'è chi dirà ma come accosti i Queen (sempre ave Freddy, grande Freddy etc. etc.) ad Eminem. No, li accosto per esigenze di scrittura e per ignoranza musicale (rock - rap?) ma penso che i Queen siano ben altro rispetto ad Eminem, che si dica, anzi che lo dico visto che il soggetto che parla sono io. Si la verità è che io e certi filoni musicali andiamo poco daccordo diciamolo. Come la musica tunztunz. O come Madonna che, con tutto il rispetto per il nome, però non riuscirei ad ascoltarne un disco intero. Non parliamo poi del genere urlato. Dico perchè, no, dico, perchè uno dovrebbe comprare scaricare farsi regalare e ascoltare un disco tipo dei Korn? no, io lo vorrei sapere, il mio è un appello. Insomma io devo essere davvero vecchiacciona e antiquata, se metto Mtv il novantapercento dei video sono di gente a me semisconosciuta. E il più non mi piace lo dico. Mi sembra quasi tutto uguale, ma sono un orecchio che non coglie differenze perchè non le so però, si, però, la musica che mi piace lo so come è. No, mo dico, voi penserete che cazzo di musica ascolta questa qui? perchè ce la mena così tanto?
beh innanzitutto, cafoni che non siete altro, nel mio blog scrivo quello che mi va uff. E poi dico no, anch'io ascolto musica noiosa. Si. Solo che poi ognuno si sceglie la noia che capisce di più. Quella che preferisce. Poi alla fine la morale della favola è questa. Ma è una frase fatta perchè mica ho scritto la favola per trarne una morale. E soprattutto chi ha mai scritto una favola?
Lose yourself in questo fottuto mondo merdoso alzo il dito e fuck you che mi (suggett lumbard) lose myself
Su, da bravi, tutti insieme
Oh yeah



Le nuove generazioni hanno le winx, noi avevamo le Barbie..direi uno a zero per noi
Noi avevamo Beverly Hills e Melrose place, loro hanno Alias, Buffy..uno a zero per loro
Noi avevamo i puffi e i cartoni animati giapponesi ( quelli con i bambini più sfigati del mondo, orfani, adottati, maltrattati, sfruttati) loro hanno i pokemon e dragon ball..uno a zero per noi nonostante i cartoni giapponesi
Noi avevamo Benny hill, loro hanno mr Bean.. pareggio da brivido
Loro hanno i Simpson, noi non avevamo niente del genere.. due a zero per loro
Noi avevamo il wrestling, loro anche ..bene bene in qualche cazzata pareggiamo
Noi non avevamo i telefonini, loro hanno il bluetooth, però noi si giocava in maniera più sana (beh insomma)..pareggio ancora va
Noi sapevamo solo di non dover accettare caramelle o figurine (chi si ricorda la psicosi da figurina?) dagli sconosciuti, loro hanno più informazione e chissà perchè fanno più danni ..punteggio abolito
Noi avevamo la patente rosa, loro hanno tesserini magnetici
Noi facevamo tesi lunghissime e noiose, loro fanno tesine e miniuniversità
Noi non scrivevamo sms, loro scrvn ttt in qst modo (anche quando c'è spazio a volontà)
Noi avevamo meno strumenti, meno informazione, meno considerazione.
Eppure ho la sensazione che siamo venuti sù meglio, forse perchè se sei meno tartassato ti resta più tempo per pensare

Dopo la pioggia degli ultimi giorni fuori la finestra di nuovo sole (anche se un freddo cane). E' autunno e l'autunno mi lascia in attesa. Pausa pranzo, attendere prego. La vita in giorni come questi andrebbe guardata come si guarda un film, a luci spente, a metà sala e con le dita sporche di popcorn. Vita da bar, cappuccino caldo e un po’ zucchero a velo sulla giacca. Vita da carcere, muri spessi, sbarre nere e serrature imponenti. Vita da stazione tra annunci e ritardi. Vita da reality senza telecamere ma con un pubblico che partecipa e dimentica. E poi il tempo, questa equazione irrisolvibile. Il tempo sempre uguale degli orari di un treno, il tempo rasserenante dell’essere pienamente dentro ogni gesto che faccio. Il tempo di un vecchio odore in cui inciampo tra quattro passi e il freddo pungente che addormenta mani e viso. Il tempo di questo tempo, di un ufficio silenzioso con la suoneria del telefono abbassata e gli educatori che lavorano. C’è poco da fare per me stamattina così osservo i loro spostamenti. E’ bello un silenzio che si riempie di parole solo se sentite o necessarie. In giorni così la vita andrebbe guardata attraverso il fumo di una sigaretta e le infinite spirali che si dissolvono mentre salgono verso l’alto fino ad uscire dal nostro campo visivo. Oltre quell’orizzonte sempre altro da noi che non esiste e non si raggiunge. Che l’autunno mi fa antipatia: antipatia di freddo e vento, antipatia di ombrelli e giacche pesanti. Vita da cambio stagione a tirare fuori dall’armadio vecchi come e nuovi perché. Vita da telefilm appena un passo fuori dal set osservo gli attori che cambiano d’abito e i ritocchi al cerone. E le cineprese, le scenografie, la sedia del regista. Cerco il copione. Che se la vita fosse un film e allora da qualche parte ci deve essere un copione con le battute esatte. Cerco un copione e un corso di dizione per poter dare nuove forme al mio dire. Che dire è anche dare ma non è questa la storia che racconto oggi. Oggi più che raccontare assisto, oggi più che comparsa mi faccio spettatrice. Eccola come la guardi la vita, come la annusi in un giorno d’autunno inoltrato, preannunciato e improvviso. La testa appena inclinata, le mani in tasca e le scene che si susseguono. Visi, voci, gesti, parole. Con una manciata di malinconia. E il tempo. In giorni così lo vedi tutto il tempo, spesso e resitente come la scrivania su cui scrivo. Tempo a grappoli e pensieri in rodaggio. Tempo accatastato, ripetuto, solido. Sgabuzzini di giorni, scantinati di ore. Eccolo il tempo, tutto lì. Tempo da misurare e tempo per misurare. La vita andrebbe guardata come si guarda da un pulman affollato la strada che ti porta nel luogo che cerchi, tra le persone sedute di fronte a te che parlano del Governo e un gruppetto in piedi che commenta il freddo. Eccola la vita certi giorni, si snoda tra le fermate degli autobus fino a giungere al capolinea. Ed ha il sapore bello di una coincidenza e l’odore penetrante di un’ intenzione tra il pienamente banale e l'assoluta necessità

Che poi provi a scrivere e magari aggiornare il blog e fuori il balcone c'è un sole intenso e bello ed io Vorrei avere più parole e tempo per scrivere in questi giorni, regalarvi qualche momento di saggezza pomeridiano. Magari irrompendo con un post dopo quasi tre settimane. Un post ricco, intenso, densodenso. Un post che è più di un post e supera se stesso, un post umido e scheggioso come il legno scuro di un’ altalena che stava dietro casa mia, familiare come un bicchiere di caffè caldo, amaro e macchiato caldo, sereno come certi momenti fuori il balcone, giallo come le divise dei commessi Ikea, un post innovativo, travolgente, entusiasmante. Un post che racchiuda il nucleo essenziale di ogni possibile filosofia, di ogni pensiero incerto, di ogni umano desiderio. Un post coraggioso e di denuncia, un post forte, pieno di spunti di riflessione, ironico. Un post che non dimenticherete mai. Ma ho sbagliato post (sarà che sono fuori strad...si, lo so, è una battuta cretina), sarà per la prossima volta

Di nuovo a casa. Sono tornata lunedì sera dopo un viaggio attraverso la pioggia (o forse era la pioggia che inseguiva il treno) sono tornata ma il master non è ancora finito e tra poco dovrei iniziare il tirocinio e poi mi resta solo la tesi e insomma a Gennaio si dovrebbe chiudere tutto. Sono tornata e buongiorno come state? Io ero senza televisione senza radio senza pc. Argh. L'unico bar che ha una postazione internet si prendeva due euro per 15 minuti di connessione e 30 centesimi per ogni foglio da stampare. Sono tornata con più libri di quelli con cui sono partita. E la valigia è un cumulo di panni sporchi che mi dovrei decidere a tirare fuori. Vabbè poi ci penserò. Ventidue giorni con quaranta filosofi sono un'esperienza che consiglierei a tutti: sono divertenti, irritanti, certe volte assolutamente estenuanti. Sono risate e dodici seghe mentali a testa. E poi quattordici fisime, diciotto ansie, sbalzi d'umore a palla. E poi a dire il vero sono esperienze raccontate in pineta e piccoli sguardi che già ci si intende. E voglia di fare, e arroganza talvolta, e convinzione che il mondo un po' lo cambi, e poca voglia di cambiare noi. E codice etici, responsabilità sociali. E immancabili film sui malati terminali. E noi filosofi siamo ipocondriaci, imbriaconi, disadattati, o anche iperansiosi, ipersensibili, a volte troppo razionali. Siamo la sfida di trovarsi tutti anche se così diversi. Ed è una bella sfida si.
Socrate l'hanno fatto fora perchè aveva scarammellato i coglioni.
Jon

Adesso che siete tornati tutti dalle vacanze, parto io. Starò tre settimane a Castiglioncello di Pisa (ameno luogo in toscana) per il laboratori del master e non avrò probabilmente la possibilità di collegarmi (che nonostante più ricerche ancora non ho capito se nell'ameno luogo c'è un internet point). Ecco. Allora vi avviso. Che non si dica poi eh la ellend chissà che fine ha fatto che non aggiorna mai il blog e ciùciù ciàcià. Ehi si, non fate quelle facce, so bene che gentaglia che gira per i blog. Umpf. Branco di scellerati lettori. alle 13e20 salirò su un intercity. E badate bene che sarò senza prenotazione che non c'erano posti che questa è una domenica di rientro (porc...). E avrò una valigia enorme uno zaino verde e una meravigliosa borsa con lettore mp3 gigante e macchina fotografica. Incastrata tra la megavaligia, lo zaino e altri sudati e infuriati passeggeri, dovrei giungere a Pisa alle 18e38 (trenitalia permettendo) dopodichè salirò a cavalcioni sulla valigia mi lancerò nel sottopassaggio per arrivare al tabellone orari e sapere da che binario parte la coincidenza (che è alle 19), oblitererò il biglietto al volo mentre mantengo la borsa con i denti, mi ritufferò nel sottopassaggio e spintonerò chiunque si opponga come ostacolo tra me e il binario. Se perdo la coincidenza il prossimo treno utile per Castiglioncello è alle 22e27. Ecco io in tutto questo trantran non so mica se avrò modo di pensare a voi, ma voi pensate a me perchè mi sa che ne avrò bisogno. E se vi capita di incrociare una forsennata che si avvia alla conquista del regionale Pisa Castiglioncello a cavallo di un enorme trolley nero. Beh, se la vedete, non fermatela. Potrei uccidervi per questo. Ecco, io vi ho avvisato. Adesso fate voi. A presto scellerati, Non fate troppa baldoria senza di me.

Inizio mattinata fresco, lo stomaco che fa le bizze, tu che ancora dormi, il mio cane che mi segue, i miei pensieri che si inceppano, i momenti improvvisi di serenità, le attese, i malumori, i treni che mi fanno andare via e quelli che mi riportano a casa, i film con Mastroianni, Certi angoli di Pisa, i libri di Marias e di Millas, la paura di non riuscire, le mattonelle del bagno, Lost, l'insalata che ho brillantemente inserito nella mia alimentazione sconnessa, certe espressioni di Alice, la risata di Adriana, gli aperitivi del venerdì, il mio tatuaggio, il tempo che passa, la mia bicicletta, le valigie rosse alla stazione, una canzone di Gianna Nannini, un nuovo integratore alimentare, certe puntate di Sex and City, la mia macchina fotografica, tornare all'università e gironzolare per i corridoi dopo essermi laureata, la differenza tra quello che è mio per sempre e quello che lo è solo per un po', i completi intimi da Tezenis, le piante che non mi piacciono, gioie e dolori della vita condominiale, il mio lettore mp3, Ascanio Celestini, certe notti insonni, il cornetto la mattina, le cose che ho imparato a desiderare, quello che ho paura di perdere, il giallo e l'arancione di un pacchetto di Merit, gli errori di ortografia che ultimamente faccio spesso, il salvadanaio di Poste Italiane, i guai sentimentali e gli scazzi delle amiche, la tua casa, la tua famiglia, il ristorante cinese, il televisore sempre lasciato acceso in qualche altra stanza, i programmi di La7, la voglia di rifarmi la montatura degli occhiali, la noia, le cose che non immaginavo, le scommesse con la vita, Arsenicum album e le altre cure omeopatiche, Stecchiti di Mary Roach, l'odore del sesso di ligabue, la voglia di tenerezza, i calzini colorati, le scarpe di ginnastica cha ancora non ho comprato, il pienamente banale e l'assoluta necessità, i risvegli colmi d'angoscia, le ultime parole che ricordo, una morte improvvisa, le sottilette che non filano, la nonna che telefona, le parole che mancano, i sogni che avanzano
Pisa, Corso Italia C'è solo la strada su cui puoi contare Sandro Luporini - Giorgio Gaber
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza
Perché il giudizio universale non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo
Perché il giudizio universale non passa per le case
e gli angeli non danno appuntamenti
e anche nelle case più spaziose
non c'è spazio per verifiche e confronti
Perché il giudizio universale non passa per le case
in casa non si sentono le trombe
in casa ti allontani dalla vita
dalla lotta dal dolore e dalle bombe

Fogli a colore di giornale
che traboccano di guerra
piega e ripiega un bambino,
e li ritaglia attento
con le forbici.
E prendono corpo uomini di carta,
e si tengono per mano.
Sunay Akin, Canti dal Bosforo

Martedì mattina , camera in disordine e libri che mi attendono per studiare. Come un continuo rimando dalla rete alla realtà torno con addosso un tatuaggio in più, con il caldo afoso di questi giorni che si attacca ai vestiti e che ti attacca i vestiti addosso. Dovrei studiare, perchè la fine del primo modulo del master presuppone un colloquio che dovrebbe esserci tra due settimane e svariati testi da leggere e blabla. E poi ci sarebbe una sorta di accessoriodoccia un sacco chic che robocop se lo sogna da portare nella casa nuova che così magari l'idraulico si decide a montarlo. E poi impegni impegnucci, impegnati, impegnative. Si, sono stata assente parecchio e anche un po' distratta talvolta, sono stata agli sportelli informazioni delle stazioni a ritirare un quantità spropositata di domande per il rimborso e a zonzo per Pisa (che poi che vuoi che ci sia da girare a Pisa? son tre mattoni un monumento e un gatto) sono stata in giro per negozi di arredo e arredobagni e Tuttodivani Tuttopiastrelle Tuttoditutto. (Ai quali si affianca la tipologia del non solo: Nonsolobagni Nonsolocucine Nonsolocasa). Sono stata a casa a ciondolare annoiata davanti alla televisione, qualche volta di sfuggita devo aver pensato toh sono serena. Ho riso di gusto, mi sono stancata, mi sono addormentata in treno. Sono stata a Roma, ho comprato libri alla Feltrinelli di Pisa. Ho pianto. Ho guardato fuori dal finestrino, ho bevuto ogni mattina il mio solito bicchiere di caffè. Ho scoperto che mi piace il latte freddo macchiato e che a lasciar troppo tempo aperta la finestra insieme alle tue ossessioni vieni giù anche tu a peso morto. Ho ascoltato delle lezioni che mi hanno incollato alla sedia, ho lottato con il mio abituale disordine e il più delle volte glie l'ho data vinta. Ho ridacchiato complice con un'amica pensando a come eravamo da adolescenti. Ho visto i sogni prendere corpo e i corpi farsi pensieri e accompagnarmi (e tutto senza cambiare spacciatore). Vi ho visto passare di qui anche quando il blog era fermo da un po'. Ho comprato quasi tutti i libri di Mariàs e sono al terzo di Millas. Ho scattato foto e ho cartelle piene di immagini (da buona consumatrice di immagini per citare l'ultimo bellissimo post di Kaplan, anche se è l'unica cosa che mi avvicina ai ventenni). Ho fumato, tagliato cartine, preparato filtri. Ho sparso tabacco come Pollicino in giro per la stanza, nelle tasche dei pantaloni, tra le cuciture dei sedili della macchine (Si, dovrei fumare di meno). Ho messo da parte un po' di felicità. Ho pensato che i 21 anni non li vorrei indietro mai (nemmeno i 22 e i 23 in effetti, forse solo un po' i 24). Ho perso le chiavi della casa nuova (tranquillo Hide le ho anche ritrovate). Tra la rete e la realtà. Vita che scorre sui tasti, tra i tasti. Eccomi qui. Dalla realtà alla rete. Riassunto delle puntate precedenti. Bentrovati.
Ps si, quella sopra è l'immagine del tatuaggio

Che tra un po' aggiorno, intanto vi guardo
Buongiorno dalle città invisibili
E' già mercoledì e io no
Alessandro Bergonzoni


Buongiorno dopo una lunga assenza, un caffè in mano e alle spalle quattro giorni sereni di riposo. Niente Pisa questo weekend, l'ho lasciata immobile ad attendermi. Niente treni e niente mare da guardare dal finestrino. Questo weekend sveglia tardi e colazione a letto (un applauso per MrHide). E mi serviva per scrollarmi di dosso un po' di apatia. cerco casa. Anzi, la casa c'è, cerchiamo mobili. La casa è carina piccolina a Materdei, a due passi dalla metropolitana (ovazione dei lettori): è quella in cui sarei voluta andare a vivere da sempre, era la casa di mio nonno, è la casa in cui è nato mio padre. Ed ora io e Hide ci dilettiamo con il metro a prendere misure e a contare centimetri (e levatevi quei sorrisetti maliziosi dalla faccia) Due cuori e una capanna insomma come il più lieto e melenso dei proverbi. E tra un negozio di cucine e un armadio con porta scorrevole ti trovi a chiederti se non sia meglio due cuori e una capanna già arredata. Io poi non so pensare in prospettiva. Trovo immonda l'idea di dover anche solo già immaginare dove voglio il computer e le lampade che così l'elettricista mette le prese. E se poi cambio idea?? No dico davvero.
E La cucina? Voglio dire anche il lavello devi decidere per tempo dove metterlo altrimenti l'idraulico come fa per i tubi? argh. E i colori, vogliamo parlare dei possibili colori dei suddetti mobili? che prima di dover arredarti casa non hai idea di tutte le possibili sfumature di colori esistenti. E gli stili? No perchè è importante sai. Voglio dire magari ti fai la cucina moderna, ma poi regge l'accostamento con una camera da letto classica? Convivenza difficile in effetti. Già già già. E poi c'è il problema bagno. Diciamolo come direbbe La Russa. Io d'inverno preferisco la vasca e d'estate la doccia. Nel bagno che abbiamo a disposizione, la vasca potrebbe entrare solo se posta in verticale, il che in effetti risolverebbe il problema doccia, ma renderebbe l'utilizzo problematico. E la lavatrice? che la profondità minima di tutti i modelli osservati è 40 cm mentre lo spazio a nostra disposizione è di 35 cm? Vogliamo parlarne? Che poi in bagno non c'è spazio e allora finisce che la metti in cucina così ci si lava anche i piatti. No, non andiamo a vivere nel fungo dei puffi ma quasi. Se cominci a confondere i pezzi è come la Lego, non ci si capisce più niente, qualcuno lo perdi e salta ogni logica.
Se la lavatrice può andare in cucina allora la libreria potrebbe andare in bagno, magari al posto della vascadoccia che verrebbe d'ufficio spostata in salone. Componi e scomponi. Qua butto giù un muro, lì ci inserisco una porta scorrevole così recupero spazio. Errore madornale. In casa più hai spazio e più immagini come arredarlo, fosse anche una sola mattonella. Noi facciamo progressi, ad ogni stanza (che quelle 4 ne sono) è stata attribuita una destinazione e siamo arrivati alla conclusione che date le dimensioni della stanza che sarà cucina (un insolito poligono di forma ignota di due metri per tre e mezzo con restringimento finale) non ci resta che rivolgerci ad un falegname per una cucina a castello (esisterà?). Insomma tra poco cominceremo i lavori e poi mobili a volontà (se se) e più o meno l'idea comincia a prendere forma. Dunque qui la libreria che la voglio alta, si e poi le mattonelle del bagno no, quelle sono ancora da scegliere. Il pc vicino alla finestra, si. E se la cucina la facessimo blu? E quando finalmente credevamo di aver pensato a tutto, mi sono accorta che non avevamo fatto i conti con i possibili futuri nascituri. Acc. Eh già. Perchè per come stanno le cose se io e Hide avessimo un figlio il posto più comodo per farlo dormire resterebbe la lavatrice, ma solo a patto che quell'ingrato non superi i 35 cm di altezza

Ti ritrovi a scrivere e fuori è una giornata che promette sole e che annusi la primavera e finalmente la riconosci. Giornata che è iniziata ormai già da un po'. Giornata di pensieri che già ieri mi sono esplosi all'improvviso tra le mani e si sono incastrati nei vestiti come certi odori quando rincasi la sera. E stamattina al bar con un'amica mi gustavo questo sole che fino ad oggi non ero riuscita veramente ad accorgermi che la primavera era arrivata e credo che, voglio dire, sia grave no? cioè intendo non accorgersi nemmeno delle rondini(???) e il tempo quasibellochesembraestate (quasi estate? che cazzo scrivi? è primavera) e i cappotti negli armadi e blablablabla. E questo fine settimana per la lieta e santa pasqua niente stazioni treni e intercity. Pisa resta immobile ad attendere. Una pastiera è stata già giustiziata e una colomba è in ostaggio. Il sole è un riflesso allungato che si arrampica sulle mattonelle e taglia il balcone quasi a metà. Per la colomba si accettano proposte di riscatto.

Le parole sono puttane con cui giocare la notte in un auto parcheggiata all'ombra di un muro
Le parole si vendono e svendono, buone per tutti, non sanno raccontare niente
Le parole sono giochi di luce la sera
Le parole non conoscono la portata di quello che recano, indifferenti e ignave, insolite e ignare
Le parole sono puttane davanti al fuoco
Le parole non hanno legami con quello che dicono, puttane nel dire, puttane del dire
Le parole inventano e s'inventano, mondi del dire, nuovi alfabeti
Le parole non hanno spazio in cui abitare
Le parole sono puttane che incontri una notte e te le porti via per due ore, fai finta che siano tue e poi non le vuoi più
Le parole mi consentono di sfuggire ad una lezione noiosa
Le parole sono puttane, sillabe in mostra, facili assonanze.
In una lezione noiosa tra interventi e nuovi dubbi, c'è chi ascolta e chi guarda, c'è chi finge e chi fugge con la pioggia che si appoggia ai tetti e attende di buttarsi giù (compassione o con passione? vallo a capire se ci riesci)
Le parole non conoscono nessun etica, non inciampano in ostacoli, sillabe e vanità di pensieri sconclusionati
Voci bassi per non farsi sentire
Kantismo o materialismo?
Parole per fingere, parole per un dire sottinteso
Le parole non dicono immaginano, sempre altro rispetto a cio' che è e che pensi
Parole. Sillabe. Iati
Moto di avvicinamento: presuppone uno spazio per muoversi e qualcosa da desiderare
Pensare di nuovo o pensare il nuovo? L'importante resta sempre sapere quando fermarsi
Le parole sono puttane che inventano il pomeriggio perchè giunga presto la sera
Le parole sono puttane che riaccompagni in strada e il dopo è solo il rumore della portiera che si chiude alle loro spalle mentre escono dalla macchina.